Dirigenza

Il nostro Dirigente scolastico così scrive sulla Gazzetta del Molise del 20 ottobre 2015: «La licenza di usare slogan retrò e buoni per ogni forma dovrebbe essere consentita, per indulgenza, solo ai ragazzi. Per loro le orecchie non provano fastidio nel sentire valorizzare certe categorie di pensiero che inneggiano alla Scuola Pubblica, alla Scuola di tutti e per tutti, alla Scuola inclusiva e non esclusiva. Quando lo sento dire agli adulti, invece, non nascondo, che la cosa mi crea fastidio, fossero sindacalisti, docenti o cittadini di qualsiasi fatta, è la stessa cosa. Come un gesto automatico, all’indomani di ogni riforma, si alza il tizio che con tutto il fiato che ha nei polmoni, fiero di dire qualcosa di intellettuale, sostiene: “Questa riforma lede la libertà di insegnamento!”

Che baggianata! (avrei voluto dire un’altra cosa!). In quarantuno anni di servizio sono stato attraversato da diverse riforme, ma mai c’è stato qualcuno che mi è venuto a dire cosa dovevo fare e cosa dovevo evitare. E’ successo a tutti e se qualcuno afferma il contrario è decisamente in mala fede. Eppure gli slogan e i cortei organizzati dai sindacati che hanno perso negli anni i motivi fondanti del loro esistere (lavoro e salari) convergono e si sostanziano all’interno di certe dinamiche. Per correttezza mi limito solo a raccontare cosa succede con gli stipendi dei dirigenti scolastici trattati economicamente in maniera diversificata con pari impegni, pari difficoltà, pari titoli, ma soprattutto pari responsabilità se è vero come è vero che quasi ogni giorno salgono le scale dei tribunali per andare a rispondere pure delle caviglie slogate dei ragazzi. (Tutti hanno una famiglia e tutti vogliono fare i soldi). Chiudo parentesi perché non è di questo che volevo parlarvi. Il vulnus da mettere in evidenza si riferisce all’enfasi che da qualche anno si sta utilizzando per informare la cittadinanza che funzionari delle forze dell’ordine entrano negli auditorium per parlare ai ragazzi di legalità. Quando la Scuola si vuole affidare ad un Capitano dei Carabinieri per capire cosa è il bene e cosa è il male, sottoscrive, senza incertezze, la sua resa. E coloro i quali si illudono che tali iniziative possano sortire effetto, sono fuori dalla realtà perché non conoscono il quotidiano dei nostri ragazzi senza volto. Il valore della legalità deve essere ricercato ogni giorno dai docenti in quel luogo magico e allo stesso tempo pericoloso della classe. Solo il docente che cerca di entrare con la sua seconda pelle nella pelle dei ragazzi ci può riuscire o perlomeno ha speranza. Il resto è teoria o perdita di tempo o occasione per qualcuno di finire sui giornali o dentro l’occhio di qualche telecamera compiacente. La legalità non la potrà mai insegnare quel professore (improbabile) che in congedo per malattia, trascorreva le sue lunghe giornate in un resort di una bella isola della nostra bella Italia. Per riparare i danni non basterebbe neanche un plotone di poliziotti.»

Sergio Genovese